Le culture negli atti giuridici
È ricorso finora più volte il termine cultura, ma è necessario verificarne l’assetto normativo e a tale stregua le possibilità di evoluzione della concezione statica che di esso traspare dalla sociologia e dalla giurisprudenza europea.
In atti giuridici impegnativi, le espressioni diritti culturali e vita culturale, compaiono per la prima volta solo nel 1966.
Si tratta dei due Patti internazionali di New York, relativi ai “diritti economici, sociali e culturali” e ai “diritti civili e politici”.
L’espressione “vita culturale” ha però un senso diverso in ciascuno dei due Trattati.
Nel Patto sui diritti culturali ha un significato oggettivo, riconoscibile da e a tutti gli individui, e quindi di portata generale.
Si tratta quindi della cultura in senso stretto, o se si vuole tecnico-giuridico, e della relativa formazione, insita nel concetto di diffusione o di insegnamento.
Nel Patto sui diritti civili e politici, viceversa, il significato è tratto piuttosto dall’antropologia culturale e dunque il patrimonio non solo di conoscenze, ma anche di credenze, di costumi e di stili di vita, modelli di comportamento.
Intesa in questo senso ampio, la cultura non ha più un carattere generale, ma si particolarizza, si differenzia, si soggettivizza in relazione a determinate comunità: le minoranze etniche, religiose o linguistiche.
I “diritti culturali”, indicati nella rubrica del primo Patto, hanno finito per assumere come oggetto la “vita culturale” intesa nel senso del secondo Patto e sotto questo profilo hanno dato luogo a una nuova categoria di diritti.
Certo, si può osservare che tutti i diritti fondamentali sono, in un senso più profondo, diritti culturali, ma l’osservazione vale ad allargare l’orizzonte dei diritti fondamentali, non ad individuarne un ulteriore categoria priva di utilità pratica.
Comunque, è precisamente tale senso ampio quello in cui la parola “cultura” e le espressioni derivate sono state prevalentemente adoperate nei successivi documenti giuridici internazionali, fino alla Carta di Nizza, secondo la quale “l’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”.
La cultura del rispetto, che si colloca nell’alveo della CEDU a specifico riguardo della vita privata e familiare, appare più corretta di quella della semplice non privazione.
Essa implica, infatti, un giudizio positivo della diversità, ma il passo in avanti si ferma qui.
In particolare, esso non vale a configurare un diritto soggettivo o collettivo alla diversità.
Vero è, peraltro, che la “non privazione” (che di per se implica solo la mancanza di discriminazioni negative) è stata autorevolmente interpretata in positivo come “protezione” finalizzata ad “assicurare la sopravvivenza e lo sviluppo permanente dell’identità culturale, religiosa e sociale delle minoranze”: “di conseguenza, gli Stati dovranno talvolta anche adottare misure positive per proteggere l’identità delle minoranze”.
Una evidente differenza di formulazione tra il Patto sui diritti civili e politici e la Carta di Nizza si rinviene piuttosto con riferimento all’oggetto della garanzia.
Nel primo, la cultura trova riconoscimento in quanto patrimonio di una minoranza esistente all’interno degli Stati; nella norma europea (in fondo proprio per la sua vaghezza: un difetto che si trasforma in pregio) la diversità viene, invece, rispettata per sé, sganciata dal suo essere espressione di minoranze già “esistenti” e quindi predefinite.
La mancanza di confini della norma europea potrebbe essere utilizzata come premessa (aperta) per un superamento del quadro di riferimento statico delle minoranze e delle loro culture.
La norma europea pare idonea ad aprirsi alle acquisizioni dell’antropologia culturale sulla disomogeneità strutturale e sul carattere dinamico, processuale delle culture, le quali, quindi, più che separarsi interagiscono reciprocamente.
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Dettagli appunto:
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Autore:
Stefano Civitelli
[Visita la sua tesi: "Danni da mobbing e tutela della persona"]
- Università: Università degli Studi di Firenze
- Facoltà: Giurisprudenza
- Esame: Diritto Ecclesiastico, a.a. 2006/2007
- Titolo del libro: Eguaglianza e diversità culturali e religiose
- Autore del libro: N. Colaianni
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