Il debito pubblico italiano dal 1950 ad oggi
Lo Stato può essere visto come un'azienda pubblica che amministra un patrimonio immenso per soddisfare i bisogni dei cittadini mediante l'erogazione di beni e servizi.
Esso si troverebbe nella situazione ottimale qualora riuscisse a raggiungere il suo obiettivo mantenendo il bilancio in equilibrio finanziario ed economico: le rendite, come le imposte, dovrebbero coprire tutte le spese e le entrate tutte le uscite.
In concreto è improbabile che lo Stato non ricorra all'indebitamento perché ha a disposizione risorse limitate e, con il trascorrere del tempo, sicuramente si troverà di fronte a delle situazioni straordinarie (ad es. guerre e catastrofi naturali) e per fronteggiarle chiuderà il bilancio in disavanzo (o in deficit) e dovrà indebitarsi.
In passato si delineavano due schieramenti politici ben distinti: i conservatori e i progressisti, i primi volevano ridurre il deficit dello stato o addirittura chiudere in pareggio i conti pubblici, allo scopo di mantenere in ordine i conti, contenere la spesa pubblica e il ruolo dello stato nell'economia, mentre i secondi erano disposti ad accettare deficit pubblici strutturali, purché finalizzati a sostenere la domanda e quindi a far crescere l'economia.
Oggi, in Italia e in molti paesi industrializzati, è difficile riconoscere le varie posizioni politiche sulla base della volontà di chiudere in pareggio o in deficit i conti pubblici.
In particolare le posizioni che si rifanno alle idee keynesiane attribuiscono allo Stato il compito di sostenere, quando necessario, la domanda di beni e servizi ricorrendo alla spesa pubblica in condizioni di deficit.
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Informazioni tesi
Autore: | Luca Mirani |
Tipo: | Laurea II ciclo (magistrale o specialistica) |
Anno: | 2009-10 |
Università: | Università degli Studi di Pavia |
Facoltà: | Economia |
Corso: | Economia e legislazione d'impresa |
Relatore: | Andrea Fumagalli |
Lingua: | Italiano |
Num. pagine: | 144 |
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