Interessi e rapporti nella gestione degli impianti sportivi di quartiere
Lo spunto da cui è nato l’interesse per l’argomento oggetto della mia tesi è stato quello di individuare le regole che disciplinano i rapporti tra soggetti privati e pubblici, all’interno della disciplina urbanistica (la quale ha ad oggetto tutti gli interessi che sul territorio devono trovare soddisfacimento, poiché la sua finalità è quella di ottimizzazione dell’uso del territorio medesimo globalmente considerato), con specifico riferimento alla problematica degli impianti sportivi di quartiere.
Prima di introdurre direttamente la questione della disciplina dei rapporti contrattuali tra privato gestore degli impianti sportivi ed Ente locale, come regolato dal contratto di servizio (quale atto di disciplina urbanistica, diviso tra tesi privatistiche e pubblicistiche), mi sono soffermata sull’esame in via generale della natura giuridica degli impianti in parola.
In dottrina e giurisprudenza è pacifico che essi rientrano nel patrimonio indisponibile degli Enti pubblici, secondo la disciplina dell’art. 826 cod. civ., essendo beni destinati ad un pubblico servizio, strettamente collegato allo svolgimento dell’attività sportiva sia essa praticata a titolo ricreativo e di svago o agonistico.
Ergo, quanto alla loro natura giuridica, gli impianti sportivi sono opere di interesse collettivo, “in quanto l’Amministrazione, costruendoli ed adoperandoli per l’attività sportiva, intende soddisfare l’interesse proprio e dell’intera collettività alle discipline sportive”.
La destinazione a pubblico servizio si deve affermare per gli impianti sportivi sulla scorta della considerazione che, attraverso la costruzione dell’impianto medesimo e la sua destinazione alla specifica attività sportiva, la pubblica Amministrazione soddisfa in via immediata l’interesse generale connesso al fenomeno sportivo ed alla concreta rilevanza dell’esercizio dello sport ai fini dell’aggregazione sociale, della prevenzione delle malattie, della formazione dei giovani.
La disciplina degli impianti sportivi di quartiere pone problemi inerenti, oltre che alla suddetta natura giuridica del bene, all’effettiva destinazione dello stesso (entrambi delineati a grandi linee nel primo capitolo “Lo sport come servizio di tutti”), nonchè alla scelta della forma di gestione (oggetto del secondo capitolo “I rapporti tra soggetti privati e pubblici nella gestione degli impianti sportivi”).
Considerato che lo sport è un servizio pubblico, la gestione degli impianti sportivi trova la propria regolamentazione nella disciplina dei lavori pubblici, in base alla quale l’affidamento della realizzazione degli impianti pubblici può aver luogo sulla base di due modelli contrattuali tipici: appalto e concessione, di pubblico servizio. Ma l’appalto e la concessione non esauriscono gli unici strumenti adottabili da un Ente pubblico per dotarsi di impianti sportivi. Specialmente nel terzo capitolo (“L’urbanistica contrattata nell’ambito dei Servizi Sportivi”) - con specifico riferimento all’affidamento in house, ossia senza gara, in deroga agli ordinari canoni dell’evidenza pubblica - abbiamo osservato come, soprattutto nell’ultimo ventennio, si stia affermando nel nostro Paese una tendenza a ritenere che pure i Servizi Sportivi (non catalogabili in toto come attività senza rilevanza economica) possano essere gestiti secondo le logiche del mercato, nell’ambito del processo di privatizzazione in corso, testimonianza di una presa d’atto da parte del legislatore della possibilità di utilizzare lo strumento privatistico anche nei rapporti in cui è coinvolto il soggetto pubblico.
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Informazioni tesi
Autore: | Mariangela Buquicchio |
Tipo: | Tesi di Laurea Magistrale |
Anno: | 2009-10 |
Università: | Università degli Studi di Bari |
Facoltà: | Giurisprudenza |
Corso: | Magistrale in Giurisprudenza |
Relatore: | Michele Costantino |
Lingua: | Italiano |
Num. pagine: | 117 |
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