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I prigionieri italiani in Unione Sovietica tra storiografia e fonti d'archivio

La partecipazione italiana alla guerra di aggressione all’Unione Sovietica ebbe nella tragedia dell’annientamento dell’8ª Armata (forte di 230.000 effettivi e meglio conosciuta con l’acronimo di ARMIR, Armata italiana in Russia) una ulteriore tragedia: a fronte di 25.000 caduti in battaglia vi furono 70.000 prigionieri di cui solo 10.000 restituiti e ben 60.000 deceduti nella prigionia. Una vicenda dolorosa occultata dall’Unione Sovietica per tutta la durata della sua esistenza statuale e che solo nei primi anni novanta troverà conferma nei suoi archivi segreti. Una verità che in Italia, sebbene da subito nota, ma non rivelata dai massimi dirigenti del PCI, fu dal governo stesso prima sinceramente quanto infruttuosamente ricercata, poi taciuta quando conosciuta e infine obliata.
L’autore lavorando sui documenti, in parte inediti, dell’Archivio storico diplomatico italiano per il periodo 1944-1954 e sulle memorie degli stessi diplomatici che all’epoca dei fatti ressero l’ambasciata d’Italia a Mosca, oltre che sulla copiosa storiografia esistente, ha potuto documentare come in Italia la ragion di stato e le convenienze della politica sequestrarono la verità sui dispersi dell’ARMIR.

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