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La perfusione regionale normotermica degli organi splancnici mediante ECMO nel donatore a cuore non battente

La riproducibilità della metodica in altri ospedali (“mobile ECMO Team”)

Il processo donazione-trapianto di organi da donatore a cuore fermo come visto precedentemente, è complesso, multifasico e richiede la presenza contemporanea di più specialisti che operano in gruppo. Ogni fase è essenziale per il successo del trapianto.
Questa organizzazione per essere efficiente non deve garantire solo un’assistenza clinica- assistenziale del paziente, ma deve assicurare anche la gestione e l’organizzazione di compiti diversi e sempre impegnativi, infatti, in poche ore, numerosi specialisti di discipline differenti collaborano tra di loro per far sì che il processo donazione-prelievo-trapianto sia coronato da successo. In queste ore è necessario accertare la morte del paziente secondo i criteri stabiliti dalla legge italiana; valutare l’idoneità del donatore e dei singoli organi; consultare le liste d’attesa ed individuare i possibili riceventi; eseguire i test immunologici per verificare la compatibilità donatore-ricevente; assegnare gli organi disponibili ai pazienti selezionati.
In Italia, la realizzazione di un programma di donazione a cuore fermo può risultare difficoltosa per ospedali che non dispongono della tecnologia ECMO. Da alcuni anni presso l’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia è attivo un servizio di “mobile ECMO team” garantito da diverse figure tra cui: coordinatore locale al prelievo, infermiere coordinatore, cardiochirurgo, il tecnico di perfusione cardiovascolare, un medico borsista assegnato al Centro di Coordinamento Donazioni e Trapianti (CCDT). Scopo del servizio è di supportare ospedali con protocollo approvato di desistenza terapeutica (linee-guida SIAARTI), ma privi della tecnologia ECMO indispensabili per la realizzazione della perfusione regionale normotermica.
Da agosto 2018 a ottobre 2019, sono state realizzate procedure di supporto per 4 processi di DCD. La prima procedura è stata interrotta per impossibilità tecnica all’impianto dell’ECMO (gravissima ateromasia dei vasi arteriosi). In 3 casi invece si è giunti alla donazione degli organi e al successivo trapianto.
Il tempo necessario per ogni singolo processo, comprensivo di preparazione del materiale, assistenza alla procedura di perfusione in situ e prelievo degli organi è stato in media di 10 ore. In totale sono stati prelevati per le macchine di perfusione ex vivo 3 fegati (tutti e 3 trapiantati con successo), 6 reni (4 trapiantati con successo, 2 esclusi dopo riperfusione ex vivo e valutazione anatomopatologica), 2 polmoni da un unico donatore (utilizzati per un trapianto bipolmonare). A Marzo 2019 presso l’Ospedale San Paolo di Milano è stata effettuata la prima donazione controllata italiana dopo morte cardiocircolatoria di rene e fegato supportata da un ECMO team esterno, fornito dall’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.
Il potenziale donatore era un paziente maschio di 55 anni, iperteso ricoverato presso il mialanese per sindrome da distress respiratorio acuto grave ed embolia polmonare in recente riscontro di fibrosi polmonare idiopatica. Il paziente è stato sottoposto per mesi a terapia con corticosteroidi. La degenza in terapia intensiva è stata complicata da polmonite e dal progressivo peggioramento dell’insufficienza respiratoria, per cui è stato sottoposto a ventilazione meccanica, ma con scarsi risultati; in considerazione del prolungamento dell’assistenza ventilatoria meccanica il paziente è stato sottoposto a tracheostomia percutanea. In considerazione della non idoneità al trapianto di polmoni, dopo qualche settimana è stata programmata l’interruzione delle terapie di sostegno vitale (WLST). Prima dell’interruzione dei supporti vitali, il paziente è stato cannulato, è stata somministrata l’eparina (3mg/kg); la NRP è stata avviata dopo 55 minuti di ischemia calda con un flusso medio di 2,4L/minuto, FiO2: 45%, temperatura di 36,5°C, PaO2 compresa tra: 100-130mmHg, e concentrazione ematica dell’emoglobina pari a 10 g/dl. Una volta che i parametri emodinamici sono stati stabiliti, è stata verificata la posizione del palloncino sopradiaframmatico tramite radiografia con mezzo di contrasto. La NRP ha avuto una durata di 3 ore, durante questo periodo i valori ematochimici e i markers diagnostici si sono abbassati permettendo il prelievo degli organi addominali (fegato e reni) i quali sono stati successivamente perfusi tramite perfusione meccanica ex-vivo, fino al trapianto.
In conclusione, la costituzione di un ECMO-team esterno in supporto all’attività di prelievo di organi in donatore a cuore fermo controllato (cDCD ), da parte di un centro ECMO configurato come centro Hub, può rappresentare una soluzione favorevole e e può portare ad un incremento del pool dei donatori con conseguente incremento del numero di trapianti. Esportare in un altro ospedale la tecnologia ECMO e l’esperienza di un team collaudato non incide negativamente sul risultato dei trapianti di organo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La perfusione regionale normotermica degli organi splancnici mediante ECMO nel donatore a cuore non battente

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Informazioni tesi

  Autore: claudia bellina
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2022-23
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: TECNICHE DI FISIOPATOLOGIA CARDIOCIRCOLATORIA E PERFUSIONE CARDIOVASCOLARE
  Corso: TECNICHE DI FISIOPATOLOGIA CARDIOCIRCOLATORIA E PERFUSIONE CARDIOVASCOLARE
  Relatore: CARLO PELLEGRINI
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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Parole chiave

trapianti
perfusione
ecmo
perfusione regionale normotermica
non heart beating donor
dcd

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