Ordini di protezione familiare e ruolo del Servizio Sociale
La violenza domestica può essere definita come quell’insieme di atti volti ad arrecare lesioni all’integrità fisica, psicologica, economica e morale della persona all’interno dell’ambito familiare; ciò che accomuna le varie modalità di manifestazione della violenza è la loro finalità, ovvero la sopraffazione del familiare debole attraverso strategie umilianti e dolorose, che sono espressione di potere e controllo.
La famiglia è il luogo di formazione primaria, in cui si svolge la personalità dei singoli membri ed è l’ambiente per eccellenza volto al raggiungimento della protezione e della solidarietà tra i suoi componenti; allo stesso tempo, però, può diventare un ambiente ostile e pericoloso per l’integrità fisica e psichica dei soggetti che ne fanno parte, dunque terreno fertile per la violenza.
La famiglia è particolarmente vulnerabile alla violenza perché costituisce l’ambiente in cui più facilmente si manifestano le diverse istanze emotive dei suoi componenti; infatti i dati di molte ricerche confermano che il rischio di subire violenze da parte di un altro membro della famiglia è mediamente assai più elevato rispetto a quello di essere aggrediti per strada, da sconosciuti.
La violenza domestica è un fenomeno che taglia trasversalmente tutte le classi sociali e che attraversa tutte le culture, le etnie, le fasce di età, i livelli di istruzione e di reddito.
Nessuna società può affermare di esserne indenne: infatti, nel mondo si stima che tra il 20 e il 50 % delle donne hanno subito vessazioni fisiche per mano di un partner o di un membro della famiglia.
Proprio per la particolare natura del fenomeno e per la sua diffusione a livello planetario, il problema della violenza domestica ha richiesto una particolare attenzione da parte dei legislatori di ogni Paese.
Nonostante la nascita delle Costituzioni moderne, che promuovono il rispetto di diritti fondamentali quali la libertà e l’uguaglianza, l’utilizzo della violenza in ambito familiare non è adeguatamente contrastato a livello legale né esplicitamente vietato nei testi normativi; perciò le vittime di violenza non sono tutelate in modo adeguato.
Solo a partire dalla seconda metà del Novecento, nel mondo si è incominciato a cercare di elaborare nuove forme di protezione dalla violenza domestica, differenti dai rimedi della separazione e del divorzio che, richiedendo tempi estremamente lunghi, non consentono un intervento d’urgenza nei casi di estrema gravità.
Anche in Italia, in seguito alle innovazioni riguardanti il diritto della famiglia, il legislatore ha ritenuto necessario introdurre nell’ordinamento con la legge n. 154/2001 un insieme di rimedi volti ad arginare tempestivamente i fenomeni di violenza domestica, ovvero “Gli ordini di protezione familiare”.
Gli ordini di protezione sono incentrati sulla tutela della singola persona: mirano alla difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, al rispetto della sua dignità, ad un ambiente privato libero dalla violenza e al mantenimento di relazioni positive con i propri congiunti.
La loro natura specificatamente civilistica deriva dal riscontro dell’ineffettività della tutela penalistica: infatti, in base al codice penale, la vittima di abusi può richiedere dei provvedimenti solo in caso di fatti gravi che ricadono in ipotesi di reato.
Nel testo della legge n. 154/2001 è riservata una specifica nota al ruolo dei Servizi Sociali, dei centri antiviolenza e delle case protette, che offrono un concreto sostegno alle vittime di violenza domestica e un input positivo per la realizzazione di politiche sociali volte a fronteggiare tale problematica.
Dopo una lunga fase storica, in cui la vittima di abusi familiari non poteva ricorrere alla protezione giuridica per provvedere alle sue esigenze di difesa, gli ordini di protezione familiare offrono gli strumenti per realizzare tale finalità e consentire il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
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Informazioni tesi
Autore: | Monia Taborchi |
Tipo: | Laurea I ciclo (triennale) |
Anno: | 2008-09 |
Università: | Università degli Studi di Perugia |
Facoltà: | Scienze Politiche |
Corso: | Servizio Sociale |
Relatore: | Alessandra Bellelli |
Lingua: | Italiano |
Num. pagine: | 49 |
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