Il viaggio di Ferzan Ozpetek
… È molto strano, per me, scriverti una lettera proprio in questo momento, ma avevo l’esigenza di farlo, dovevo raccontare a qualcuno una mia sensazione.
Hai mai pensato alla vita come ad un “VIAGGIO” alla ricerca di noi stessi?
Una sorta di viaggio in cui però non occorre fare le valigie, affrontare mete esotiche e lontane, ma spesso basta bussare alla porta di chi ti vive accanto, aprire la finestra e lasciar entrare lo sguardo di chi passa, per rendersi conto di come la diversità sia solo una questione di ignoranza; basta abbassare la guardia e lasciarsi coinvolgere da ciò che ci appare ignoto.
Esistono realtà di cui ignoriamo l’esistenza, ma che sono lì proprio dietro l’angolo pronte a cambiare il nostro destino. In questo senso ogni vita è costellata da tanti viaggi reali e metaforici; ed anch’io ho voluto intraprendere un viaggio, un viaggio affascinante all’interno del cinema, che mi ha portato parecchie volte a Roma, dove vive il regista Ferzan Ozpetek, e proprio attraverso le sue due culture, quella turca, dove le cose scorrono più lente e morbide e quella italiana, dove tutto procede in una maniera violenta e frenetica; e poi attraverso i suoi film autobiografici: Il bagno turco – Hamam in cui i corpi e le menti si rilassano tra i vapori e viene analizzato il difficile contatto tra Oriente e Occidente; mentre in Harem Suare i racconti sono inseriti dentro ad altri racconti e si è persino gelosi dei propri ricordi; ne’ Le fate ignoranti l’amore può essere chiamato pazienza e la famiglia ideale non è quella dove si nasce ma quella che ti scegli durante il tuo cammino di vita; e infine La finestra di fronte dove abitano i ricordi e dove non bisogna accontentarsi di sopravvivere, ma pretendere di vivere in un mondo migliore e non soltanto sognarlo!
Il mio viaggio è stato accompagnato dalla musica e non dal silenzio, e una tappa fondamentale è stata dedicata alla colonna sonora.
Mi sono lasciato sedurre dalle sonorità esotiche, orientaleggianti, dei compositori Pivio & Aldo De Scalzi, alle struggenti melodie di Andrea Guerra. Mi sono fermato a cantare con tutti gli altri “stretti in un istante solo”, la canzone dei Tiromancino e poi in solitudine Gocce di memoria di Giorgia, rivivendo a ritroso il mio viaggio perché solo nella memoria si ha la pienezza dell’esperienza vissuta; musica che entra nei film in maniera preponderante, che non serve solo da cornice ma che descrive stati d’animo e situazioni.
Il viaggio che ho intrapreso mi ha portato negli studi di Cinecittà, sul set de’ La finestra di fronte dove ho incontrato le – mie – fate ignoranti, alcune di queste persone sono personaggi fondamentali, altre rimangono solo semplici comparse, però ognuno di loro mi ha accompagnato, anche solo per qualche minuto, nel mio viaggio. Ed è per questo che ho voluto inserire l’intervista realizzata a Gianni Romoli (sceneggiatore, produttore e grande amico di Ferzan Ozpetek) e a Massimiliano Nocente (arredatore del film La finestra di fronte) perché le cose possono sembrare completamente diverse se vengono raccontate in base alle proprie esperienze e viste con occhi diversi.
Tornando a casa ho portato con me dei souvenir, delle piccole cartoline sulla Turchia, per capire la realtà degli Hamam e per comprendere la vita che conducevano le concubine del Sultano; ma non mancano delle chicche, la lettera originale del film La finestra di fronte che Davide scrive a Simone e i disegni delle torte, le torte dei ricordi (realizzati da Massimiliano Nocente).
Alla fine del mio viaggio ho incontrato (finalmente) il motivo per cui ero partito: Ferzan Ozpetek…
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Informazioni tesi
Autore: | Filippo Celli |
Tipo: | Laurea I ciclo (triennale) |
Anno: | 2002-03 |
Università: | Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia |
Facoltà: | Lettere e Filosofia |
Corso: | Tecniche ARtistiche dello Spettacolo |
Relatore: | Marcella Farina |
Lingua: | Italiano |
Num. pagine: | 191 |
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