Corporate Governance: The Audit Committee
Il presente lavoro tratta dell’Audit Committee. Verrà chiarita l’origine, il perché dell’esistenza dell’Audit Committee, le sue caratteristiche e il suo ruolo, per giungere a verificare, dimostrare quali siano i vantaggi derivanti dalla sua costituzione. Obiettivo ultimo del lavoro sarà dunque cercare di stabilire e verificare se quest’organo sia veramente utile. L’argomento risulta essere abbastanza attuale, visti i recenti scandali contabili. Proprio da simili eventi si individuano le basi, fondamenta del perché di un Audit Committe. Cause di tali disastri finanziari sono stati in generale i conflitti di interesse e il cattivo adempimento nei controlli da parte degli organi adibiti ai controlli stessi. Da qui la continua ricerca verso soluzioni atte a migliorare i controlli nelle società, ad accrescere l’affidabilità finanziaria delle società e in linea prospettica tutelare i risparmiatori. Tuif, riforma del diritto societario e codici di autodisciplina non sono altro che la dimostrazione di questa ricerca verso una migliore Governance delle imprese. Le imprese a cui ci si riferisce sono in particolare quelle di maggiori dimensioni, quelle quotate in borsa e di maggior interesse pubblico legato all’offerta pubblica di azioni. In tali tipi di società infatti confluiscono vari interessi di molteplici soggetti. Non ci sono solo interessi dell’Alta direzione e degli shareholders. La questione non si risolve solo in un problema di agenzia tra chi governa e chi è proprietario (i manager e gli azionisti per intenderci). Ma bisogna tener conto anche degli interessi di tutti gli altri stakeholders. Tutti questi differenti interessi possono senz’altro non convergere, e il pericolo è che possibili conflitti d’interesse portino a conseguenze negative e ad una produzione di un’informativa di bilancio non corretta. (in pratica gli amministratori perseguendo i propri interessi, danno conto del loro operato, attraverso il bilancio, però in maniera non corretta, traendo in inganno dunque tutti gli altri soggetti che fanno affidamento sulle informazioni diffuse dalla società!!).
La presenza dunque di un organo indipendente, quale è l’Audit Committee dovrebbe far si che le aspettative degli shareholders vengano bilanciate con quelle degli stakeholders e con tutti i possibili soggetti portatori di interesse nei confronti della società.
L’analisi è corredata da una verifica empirica.
I dati del 2003 sono stati presi da un indagine svolta dall’assonime sulle relazioni sulla corporate governance che le società pubblicano annualmente. Ho provveduto inoltre a formulare delle previsioni per il 2004; la mia indagine si e’ limitata solo alle società del mib30,(altrimenti il lavoro sarebbe stato troppo lungo). L’analisi del 2003 e le previsioni per il 2004 mostrano un incremento di quantità e qualità delle informazioni fornite dalle società. C’e’ una ormai quasi totale adesione al codice di autodisciplina. In sostanza quasi tute le società dichiarano di avere un Audit Committee e dichiarano che il sistema di controllo è adeguato. Questi dati pero’ sono in contrasto con i fallimenti della disciplina, con gli scandali finanziari. Stupisce in effetti pensare come mai possano essersi verificati quegli scandali finanziari, nonostante tutte le società avessero dichiarato che tutto era in regola e che erano state prese tutte le opportune cautele, che erano state rispettate leggi e regolamenti.
Ciò significa forse che l’AC e tutto ciò che si è fatto per migliorare la governance delle imprese e’ stato vano? Allora è davvero inutile tutto questo, visto che i disastri finanziari si sono verificati comunque?? Difficile stabilirlo. Un indagine conoscitiva del governo forse può chiarire i dubbi. Secondo tale indagine, causa dei fallimenti sono state le inefficienze nei sistemi di controllo e nei meccanismi di autodisciplina del mercato.In pratica l’indagine sostiene che la disciplina e’ stata applicata in modo non corretto. In effetti, al di la dei dati dell’assonime,potrebbe benissimo essere accaduto che delle società abbiano dichiarato una completa adesione al codice di autodisciplina, ma in realtà abbiano fatto ciò soltanto per assumere credibilità all’esterno o passare i controlli dei regolamenti o degli analisti. E’ un’ accusa piuttosto pesante, ma questo è il verdetto dell’indagine conoscitiva del Governo. Alla luce di quanto detto, si può concludere che l’Ac e la disciplina di riferimento non e’ affatto inutile. Il problema forse e’ che bisognerebbe far si che le regole vengano rispettate e la disciplina in materia di corporate governance venga applicata in modo corretto. Quindi più controlli che puntino proprio su questo. Decreto Draghi, riforma diritto societario e codici di autodisciplina non sono altro che fasi che stanno portando a sistemi di controllo interni sempre più efficienti.
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Informazioni tesi
Autore: | Mauro Mura |
Tipo: | Tesi di Laurea |
Anno: | 2003-04 |
Università: | Università degli Studi di Cagliari |
Facoltà: | Economia |
Corso: | Economia Aziendale |
Relatore: | Armando Buccellato |
Lingua: | Italiano |
Num. pagine: | 41 |
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