La tutela collettiva dei consumatori. Profili processuali della nuova azione collettiva risarcitoria
Nella moderna società, il singolo individuo rappresenta la parte debole dei rapporti economici che continuamente s’instaurano con gli enti di produzione di beni e servizi, per questo occorrono forme idonee a garanzia dei suoi interessi.
L’obiettivo è analizzare gli strumenti disponibili per la difesa collettiva dei consumatori, con particolare considerazione agli aspetti processuali di attuazione dei diritti e con uno sguardo mirato ai metodi alternativi all’azione giudiziaria.
La scelta di concentrare l’attenzione sull’azione di classe risarcitoria è stata determinata dalla novità, per la legislazione italiana, di questa forma di tutela per affermarne il carattere di specialità all’interno del nostro sistema processuale, proprio per le sue peculiarità.
Il tentativo di eguagliare le forme di class action americane non ne ha determinato la stessa efficacia, infatti diversi ostacoli ne rendono difficile l’uso, come strumento di larga diffusione. Basti pensare agli oneri a carico del consumatore proponente l’azione: dalle spese legali, sicuramente superiori a quelle di una causa individuale, al rischio di pagare al convenuto un risarcimento danni per lite temeraria, in caso d’inammissibilità della domanda e infine ai costi relativi alla pubblicità dell'azione.
Questi temi sono stati confrontati con l’istituto originario, di estrazione dei sistemi di common law, evidenziando anche le differenze di recepimento in altri paesi europei ed extraeuropei.
La nuova procedura dell’art. 140-bis del Codice del Consumo prevede un’azione collettiva risarcitoria da esperire singolarmente o tramite associazioni, dinanzi al Tribunale in composizione collegiale, per ottenere un risarcimento del danno a favore di ogni membro della classe che abbia aderito al gruppo di consumatori, danneggiati dalle medesime violazioni.
I limiti della norma, quale l’obbligo di un preciso atto di adesione per partecipare all’azione di classe, la mancanza di un incentivo per la liquidazione delle spese processuali, l’impossibilità di ottenere danni punitivi esemplari, come deterrente degli illeciti plurioffensivi ed il vincolo di non poter proporre nuove azioni, in caso di sentenze definitive che escludono la responsabilità civile delle imprese, determinano uno scarso utilizzo della procedura, dimostrando che, rispetto alle casistiche nordamericane, l’istituto risponde solo in parte alle esigenze effettive di tutela di consumatori e utenti.
L’aspetto conciliativo, in rapporto agli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, con riferimento agli effetti della mediazione nell’ambito della tutela collettiva, tra casi di esclusione e momenti d’integrazione, rileva un’assenza di controllo giudiziale sulle transazioni.
Dall’analisi effettuata, si può concludere che il legislatore italiano ha importato una delle caratteristiche fondamentali del sistema americano, cioè la legittimazione ad agire in capo ad ogni consumatore danneggiato, senza però preoccuparsi di introdurre adeguati incentivi per la promozione dell’azione e controlli efficienti per assicurane un uso corretto.
Ne consegue da un lato, un limitato ricorso al procedimento, dall’altro un utilizzo incapace di assicurare gli obiettivi di deterrenza, riparazione ed economia processuale, che la norma dovrebbe perseguire.
Lo sviluppo e l’eventuale riforma dell’azione di classe si potrà ottenere solo con una maggiore diffusione e attraverso le decisioni giurisprudenziali che incideranno sull’applicazione.
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Informazioni tesi
Autore: | Antonio Parrillo |
Tipo: | Tesi di Laurea Magistrale |
Anno: | 2010-11 |
Università: | Università degli Studi di Torino |
Facoltà: | Giurisprudenza |
Corso: | Giurisprudenza |
Relatore: | Eugenio dalmotto |
Lingua: | Italiano |
Num. pagine: | 214 |
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