Il provvedimento cautelare di revoca dell'amministratore nella s.r.l. e il controllo giudiziario
Presupposti oggettivi dell’azione cautelare di revoca
L’art. 2476 c.c. menziona un unico presupposto per ciò che riguarda il provvedimento cautelare in esame che consiste nella presenza di “gravi irregolarità nella gestione della società”. Questo presupposto lo troviamo anche per quanto concerne la denunzia al tribunale ex art. 2409 c.c. e potrebbe non essere un caso data la possibile inapplicabilità della norma alle s.r.l. Dunque, ogni socio della predetta società potrebbe, in base allo stesso presupposto oggettivo, le gravi irregolarità, chiedere la revoca cautelare dell’amministratore. È la stessa Relazione al decreto di riforma a menzionare “la possibilità di ottenere […] provvedimenti cautelari come la revoca degli amministratori” tra gli interventi normativi che rendono “superflua e in buona parte contraddittoria con il sistema la previsione di forme di intervento del giudice”.
L’analogia del presupposto, evidentemente, agevola l’individuazione della casistica di irregolarità rilevanti per l’applicazione della norma, nel senso che potrà essere ausilio l’ampia elaborazione della giurisprudenza maturata nell’ambito del controllo giudiziario ex art. 2409 c.c. Infatti, nessuno si è soffermato sull’elaborazione di ipotesi nuove, limitandosi ad evidenziare l’inapplicabilità del rimedio in esame in caso di irregolarità lievi nella gestione. E proprio a tale elaborazione, infatti, sembra richiamarsi la recente giurisprudenza che ha vagliato la sussistenza delle gravi irregolarità con riferimento alle s.r.l. Ci si può domandare, a questo proposito, se la soglia di gravità rilevante per l’applicazione della norma in esame sia quella delle irregolarità di cui all'art. 2409, comma 1, rilevanti per il ricorso al tribunale, ovvero quella dei «casi più gravi», comma 4, che legittimano il tribunale stesso all’ adozione di un provvedimento di revoca e di nomina dell’amministratore giudiziario.
Le gravi irregolarità costituiscono, altresì, l’oggetto di valutazione sommaria per ciò che concerne il fumus boni iuris, ai fini della concessione del provvedimento cautelare. Nulla dice la norma in merito al danno arrecato al patrimonio sociale dall’amministratore di cui si chiede la revoca. Si traggono, su questo, indicazioni utili della stessa natura cautelare dell’azione in esame, nonché dalla sua collocazione all’interno dell’art. 2476 c.c.
È pacifico che si deve poter valutare, attraverso la condotta dell’amministratore, un danno almeno potenziale, in mancanza del quale difetterebbe il requisito del periculum in mora che caratterizza ogni tutela cautelare. C’è una certa distonia di opinioni, invece, in ordine alla necessaria sussistenza anche di un danno attuale ai fini della revoca cautelare. Una corrente di pensiero ritiene che sia necessario che la mala gestio dell’amministratore, di cui si chiede la revoca, abbia già causato un danno al patrimonio societario. Questa tesi si fonda sul necessario legame tra l’azione cautelare di revoca e l’azione di responsabilità, la quale può essere promossa solo in presenza di un danno attuale alla società. Quindi, se l’istanza di revoca non può essere avanzata disgiuntamente all’azione di responsabilità ne discende che l’attualità del danno costituisce un presupposto oggettivo del provvedimento cautelare in questione. Un’altra corrente, invece, prende le mosse dalla natura cautelare del provvedimento di revoca, che ha la funzione di prevenire il verificarsi di un pregiudizio in capo alla società. Questo pregiudizio consisterebbe in un danno solo potenziale, quindi diverso da quello attuale già arrecato alla società, che l’amministratore ancora in carica potrebbe ancora arrecare al patrimonio sociale.
Questo provvedimento, dunque, dovrebbe prevenire questo tipo di danno. Quest’ultimo orientamento avvalora la funzione tipicamente preventiva del provvedimento cautelare, che perderebbe di significato se si scegliesse di considerare solamente il danno già verificatosi causato dalla condotta dell’amministratore revocando. La conclusione deve essere ulteriormente precisata, chiarendo che la singolare misura cautelare in commento finisce per richiedere la sussistenza, allo stesso tempo, tanto di un danno attuale quanto di un danno potenziale. Da un lato, la strumentalità della domanda di revoca all’azione di responsabilità richiederebbe la dimostrazione di un danno già subito dalla società; dall’altro, il socio che ricorre per la revoca avrà l’onere di dimostrare che la permanenza in carica dell’amministratore produrrebbe ulteriori effetti dannosi oltre quelli già prodotti. A tale proposito, si può ritenere che l’aspetto concernente i danni già prodotti costituisca l’elemento attraverso cui il giudice accerta l’esistenza del legame con il giudizio di responsabilità, confluendo così nella valutazione del fumus cautelare, il quale investe anche la sussistenza delle gravi irregolarità di gestione. Invece, l’aspetto relativo alla prospettazione degli ulteriori effetti dannosi fonderà la valutazione del periculum in mora.
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Il provvedimento cautelare di revoca dell'amministratore nella s.r.l. e il controllo giudiziario
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Informazioni tesi
Autore: | Davide Bernardo |
Tipo: | Laurea I ciclo (triennale) |
Anno: | 2017-18 |
Università: | Università degli Studi di Salerno |
Facoltà: | Economia |
Corso: | Economia e Commercio |
Relatore: | Francesca Attanasio |
Lingua: | Italiano |
Num. pagine: | 35 |
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